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TORINO ANNI 70 cap. 32


di Lonewolf4
14.11.2025    |    770    |    22 9.5
"Sarebbero andate a festeggiare il carnevale, in piazza Vittorio veneto a Torino, mascherate da damigelle..."
Mercoledì pomeriggio, come le avevo promesso, telefonai ad Alessia, per sapere se l’assunzione a Riccione fosse andata in porto, lei mi diede il numero di telefono di Riccione, l’aveva avuto dall’agenzia dopo aver firmato il contratto e mi disse:” se ti fa piacere, chiamami. Non mi chiese di Enrica, né io reputai o ebbi la forza di dirle niente. Il senso di colpa era troppo grande. Forse la sua richiesta di telefonarle, precludeva al tentativo di chiarirsi, ma io pensavo che, non potesse avvenire attraverso una semplice telefonata.

Domenica 2 luglio
Usai quel numero e la chiamai.
Dal come mi rispose, affiorò subito, che fosse contentissima di sentirmi.
Mi disse, che aveva pensato molto a noi due e aveva realizzato che il suo desiderio di stare ancora insieme, fosse troppo forte. Senza chiedermi nulla di Enrica, stava azzerando la pausa di riflessione? Mi manifestò, inoltre, un suo desiderio, al ritorno da Riccione, voleva utilizzare il gruzzoletto guadagnato, per fare le ferie insieme, mi disse:” portami in Sicilia. È la tua terra, non ci sono mai stata, fammela conoscere.
Poi, mi volle descrivere come aveva risolto con Davide, e del risultato ottenuto, mi raccontò:” una sera, mi ha chiesto di andare nella sua camera, mi voleva parlare.
Chiese al ragazzo, che divideva la stanza con lui, di lasciarci soli, parlammo a lungo, alla fine, realizzando che le strade con me, gli erano precluse, scoppio in un dirotto pianto.
Lo abbracciai per consolarlo, lui fraintese, allora mi sono alzata, dicendogli che tornavo subito, andai nella mia stanza, presi per mano Martina, già in pigiama e la portai da Davide, la feci sedere acconto sul letto, dicendole:” consolalo, non vedi come soffre”. E mi allontanai".
Al mattino. Quando Martina rientrò in camera le chiesi come fosse andata.
Lei mi rispose:” alla grande ci siamo fidanzati, era talmente eccitato ed impacciato, che mi ha scopato senza preliminari, da come mi ha trovato secca, avrà pensato fossi vergine.
Devo dire che la seconda e quella di stamattina, con il suo amico, che forse con un occhio solo, dormiva nel letto accanto. È andata meglio”.
Ridevo e lei con me. Le dissi che appena tornava, avremmo anche noi parlato a lungo. E che, per il viaggio insieme in Sicilia, siccome era una bellissima idea, ero d’accordo, lo avremmo fatto a prescindere.
Ci salutammo, con lei che mi diceva di sentirci ancora.

23 febbraio 1979
Come facevo a volte quando scendevo dal laboratorio, se la vedevo in un momento di tranquillità, mi fermavo.
Ogni volta la stessa domanda, cosa fai stasera? Hai impegni? Ogni volta la stessa risposta. Bravo hai indovinato!
Stavolta, non lasciai correre come facevo sempre, mi avvicinai, indossava un maglione dolcevita di cashmere, una gonna pieghettata appena sotto il ginocchio, stivaletto con tacco basso e cerniera, di colore marrone come la gonna, i lunghi capelli mesciati con colpi di sole, spinti all’indietro da due fermagli che si mimetizzavano con i capelli e mettevano a nudo le orecchie, abbellite da orecchini stile monachella.
La guardai ammirato e le dissi:” da quello che mi è dato vedere, è evidente che stasera hai un impegno, beato il fortunato.
Mi rispose seria, come ormai faceva da tanto tempo:” Se è un complimento ti ringrazio, ma non c’è nessun beato”.
Pensai fosse ora, che tra di noi, ci fosse un chiarimento e allora incalzai:” Il beato potrei essere io, se tu non mi snobbassi, da quando ti ho dato buca sulla iscrizione ad Aikido.
Son passati più di sei mesi, possibile che non ti sia ancora passata l’incazzatura”?
Tornai con la memoria a quel giovedì, avevamo un appuntamento, davanti alla palestra alle 19.00, si era offerta di presentarmi ai titolari, non ci andai, perché Enrica mi aspettava a casa, si era messa in mutua tre giorni, aveva piantato le tende e tutte le sere voleva festeggiare. Mi ero proprio dimenticato dell’appuntamento.
Con Enrica durò due settimane, no che fare sesso con “Marta” mi dispiacesse, tutt’altro, ma alla lunga, Enrica era diventata così pesante, che le dissi di tornarsene da Enzo e Bonaria, avrei messo io una buona parola per farla riprendere nella loro soffitta.
Non fu un distacco facile, non la prese bene, dovetti rispondere netto alle sue minacce. Di lei, dopo molti mesi, lessi sui giornali le sue gesta.
Mi senti chiamare, avevo le sue mani sulle spalle che mi scuotevano, la guardai come se fosse la prima volta che la vedevo, era la seconda volta che me la trovavo così vicina, da quando, mi pulì dal rossetto lasciatomi da Enrica, ebbi lo stesso impulso di baciarla, lei lo percepì, si allontanò e mi disse:” Sandro, non sono io incazzata, sei tu che da mesi ti comporti in modo strano, non stai bene!? Vedo che porti ancora il copricapo, la cura al CO2 come va? a cosa stavi pensando? Sembravi in trance”.
Le risposi:” Scusa Anna, un giorno, quando potremo parlarne senza essere disturbati, magari a cena o davanti una pizza in una piacevole serata e in vena di confidenze ti potrei raccontare tutto.
La cura al CO2 funziona, i capelli stanno ricrescendo.
Arrivò una telefonata, lei alzo la cornetta e per farmi capire che ero di troppo mi guardò e disse:” mia sorella”.
Mi allontanai fermandomi ad origliare fuori dalla sua vista.
Stavano organizzando l’uscita di domenica pomeriggio.
Sarebbero andate a festeggiare il carnevale, in piazza Vittorio veneto a Torino, mascherate da damigelle.
Parlava ad alta voce non curante che qualcuno potesse sentirla e disse:” Luisa ha preso i costumi? Dici che il mio e quello della bella addormentata nel bosco? La devi smettere con questa litania, che sono addormentata. E il tuo? E quello di Luisa?... Biancaneve e Cenerentola! Quindi siamo tutte e tre in attesa del principe”.
Lo disse ridendo. Furono le ultime parole che ascoltai. Mi allontanai per non rischiare di essere sorpreso e rientrai in ufficio.
Stavo riflettendo sulla sveglia fattami da Anna. Di entrare in catalessi, era una cosa che mi succedeva sempre di meno, ma da quattro mesi era una cosa che accadeva. Oltre alla ricrescita dei capelli fatta con CO2, stavo curando una situazione di stress.
Stavolta ad interrompere i miei pensieri fu il telefono. Anna mi passò un cliente. Appena riattaccai un'altra telefonata.
Ancora Anna:” Sandro una ragazza, dice di essere una tua amica e che si chiama Clara. Te la passo?
Non la sentivo da quella sera, dopo la sala da ballo, dissi: “Ok, passa pure”.
“Ciao Sandro, ti ho chiamato per darti la bella notizia. Giampiero, dopo mesi che stiamo insieme, ha finalmente chiesto la mia mano, ci siamo fidanzati e mi ha presentata ufficialmente ai suoi. Sono parte della famiglia G.
Ieri ho telefonato ad Alessia, per dare anche a lei la bella notizia ed invece ho avuto io la brutta notizia che non state più insieme, mi ha raccontato le vostre vicissitudini. Non deve essere stato piacevole per nessuno dei due, mi spiace.
Le ho telefonato, per dirle che ero pronta a pagare il mio debito, come avevo promesso e anche con te”.
Con un po’ di irridente sarcasmo, le risposi:” il tuo debito è andato in prescrizione. Almeno con me sicuramente, non sciupare tutto con la tua solita leggerezza, il lavoro che ho fatto per te”.
Domenica 2 luglio
Dopo la telefonata fatta ad Alessia, come avevo promesso a Clara, chiamai Giampiero. Chiesi notizie di Carla, lo trovai disponibile, perché le notizie che riceveva dal centro, su sua sorella, erano discrete, il recupero procedeva secondo programma e con la piena collaborazione della stessa Carla.
Ne approfittai e gli parlai di Clara.
Ascoltai le sue perplessità che conoscevo benissimo e gli dissi:” Giampiero, esistono i contratti e anche il divorzio, sta a te cautelarti nel giusto modo, non rinunciare a prescindere ad una persona che ti piace e di cui pensi di essere innamorato, solo, sulla stregua di presunti valori puramente venali, mettila alla prova. Gli strumenti per cautelarti, ci sono, usali.
Ci lasciammo con la promessa che ci pensava.
Evidentemente ci aveva pensato. Trovai strano che lui non mi avesse informato. Da allora non ci siamo più sentiti. Probabilmente non mi reputava degno del condono.
Mi ero di nuovo estraniato.
Sentii Clara che mi chiamava:” Sandro ci sei? Puoi parlare?
Subito dopo un click, aveva riattaccato?
“Sandro di qualcosa”!
No, non aveva riattaccato, era ancora in linea.


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